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Ho visto recentemente Rosemary's baby che rimane un capolavoro e questo Appartamento 7A che potrebbe sembrare quasi un remake/reboot è in realtà a tutti gli effetti un prequel che termina dove cominciava il cult del 1968...
Purtroppo non c'è Roman Polansky alla regia e nemmeno Mia Farrow nel fiore degli anni come protagonista ed i mezzi sono anche piuttosto scarsi ma tutto sommato è un film guardabile...
Considerando il tipo di storia è ovvio che in qualche modo le dinamiche siano destinate a ripetersi ma in qualche modo preso come capitolo a sè stante e per essere una produzione uscita direttamente in streaming direi che riesce a mantenere l'interesse fino alla fine anche se osare qualche colpo di scena in più non avrebbe di certo guastato!
Questo è un discorso che potrei fare copia/incolla come per "The Thing" del 2011, quindi non mi dilungherò troppo. Il più grande difetto di una storia sulle origini, che fa da collante ad un mostro sacro del cinema è quello di avere una predestinazione nella trama che (per chi conosce) sa dove va a parare, questo non vuol dire che la messa in scena non sia originale, ma l'effetto finale sarà comunque compromesso nella sua integrità oggettiva di valore unico. Questo piccolo lavoro fatto con testa, mezzi e giuste intuizioni fa da preambolo al ben più che noto "Rosemary's Baby" di Polanski (a suo volta tratto da Ira Levin), manca di una vena dark marcata questo si, è una ouverture in balletto che chiude e finisce il cerchio della sua stessa danza restando fedele a sé stesso e al prodotto di cui è anticipatore (sia a livello narrativo, che tecnico). Buonissimo cast: Julia Garner tiene banco al ruolo con originalità, ma se debbo dire la mia penso che le prove di Dianne Wiest (un nome che parla da solo) e Kevin McNally sono il punto forte su cui il film getta le basi (nonostante siano derivative). Per resto già lo sapete: messe nere, vicini noiosi satanisti, smania di successo, grande atavismo demoniaco e una donna sola contro il mondo.
Si lascia seguire mantenendo costante la tensione e l'inquietudine per tutta la sua durata. Seguibile tranquillamente anche per chi il film di cui questo è un prequel non ha visto ,chiaro che certi riferimenti e piccole citazioni non le riesce a cogliere ma può godersi cmq un buon film di intrattenimento e lasciarsi suggestionare dalle inquietanti atmosfera e dalla bella fotografia che la regia propone. Finale (per chi conosce Rosemary's Baby) abbastanza prevedibile. merita una visione
Anche "Rosemary's Baby" ha un suo prequel dopo più di cinquant'anni, stessa operazione fatta con "Omen - L'Origine del Presagio". Il film di Roman Polanski del 1968 è considerato una pietra miliare del cinema per la tensione psicologica che si viene a creare trattando un tema particolare come quello del "satanismo", che aprirà gli spiragli per altre pellicole fondamentali quali "L'Esorcista" di Friedkin del 1973 ed appunto "Il Presagio" di Richard Donner del 1976. "Apartment 7A", che prende il titolo dall'appartamento della coppia di diabolici anziani "Castevet" protagonisti anche del prequel , mantiene l'atmosfera malsana e luciferina del capostipite, con alcuni jumpscares ad effetto e per niente invasivi. Julia Garner nel ruolo di "Terry Gionoffrio" è brava ad addossarsi tutto il peso del film, una irriconoscibile Dianne Wiest e Kevin McNally, noto come "Gibbs" il fedele primo ufficiale di "Jack Sparrow", non fanno rimpiangere la coppia Gordon-Blackmer dell'originale. La sequenza dello stupro coreografato come un balletto e la danza finale sulle note di "Be My Baby", le sequenze che più mi sono rimaste impresse. Ultima scena da collante con il film di Polanski, con la polizia che interroga la coppia che era interpretata da Mia Farrow e John Cassavetes, sotto lo sguardo compiaciuto dei "Castevet". Discreto.
Non mi ha molto entusiasmato ma interpreti e ambientazioni buone,buono anche il finale...mi ha ricordato un po' suspiria(ovviamente con le giuste proporzioni)
Apartment 7A non lo ritengo un brutto film. Offre una bella ricostruzione d'epoca, ha un bel cast di attori con una Julia Garner sugli scudi che si carica sulle spalle con disinvoltura il peso del film. Una Dianne West che non fa rimpiangere tanto la Minnie Castevet della Gordon. Bene quando entrambe sono in scena perché creano una ottima alchimia reciproca. Niente male la scena onirica dello stupro da parte del diavolo in persona in chiave musical. Malgrado i pregi che possiede, il film ha quel peccato originale di cui si è pienamente consapevoli rispetto al film di Polanski: si conosce in anticipo il gioco: il mistero, il gioco di attese e quel senso di minaccia indefinita. Si toglie la sostanza e rimane la forma, impeccabile per i motivi suddetti. Gli autori di questo film fanno trasparire, a mio parere, il rispetto, quasi reverenza nei confronti di Rosemary's Baby. Troppo poche le varianti per un film che narrativamente sai già come va a finire. Ma in fondo non è un brutto film.
Si lascia seguire ed è molto curato nelle ambientazioni, anche gli interpreti se la cavano. Per gran parte del tempo è più sul dramma/thriller che horror vero e proprio. E' inevitabile il confronto con l'originale del '68, di cui ripdenre anche la struttura e l'evoluzione, molto simile. Questo però si limita a volare basso, senza mordente e senza una regia particolarmente incisiva. Più riuscito nella seconda parte.
Forse banalotto perché ricalca troppo le dinamiche dell'originale ma almeno sono riusciti a non renderlo noioso e hanno sparato qualche cartuccia horror inquietante senza esagerare. Bene il cast (Jim Sturgess però non mi piace), bene le scenografie e la colonna sonora. Agli amanti di "Rosemary's Baby" potrebbe anche far piacere perché è pieno di riferimenti e non snatura il soggetto. Ottimo il finale, per il resto vedibile ma dimenticabile.