Sei un blogger e vuoi inserire un riferimento a questo film nel tuo blog? Ti basta fare un copia/incolla del codice che trovi nel campo Codice per inserire il box che vedi qui sotto ;-)
Interessante horror dal sottotesto politico la cui visione torna di grande attualità dopo gli eventi pandemici dovuti al Covid. Tutto sommato, un buon modo di utilizzare per l'ennesima volta degli zombie.
Se non fosse per i troppi buchi di sceneggiatura sarebbe anche un discreto film. E' recitato bene ed ha quel taglio europeo più realistico rispetto ai tanti omologhi made in USA. In oltre ha il pregio di proporre un nuovo punto di vista del soggetto zombesco; il che non è poco vista la vagonata di film in tema che si producono quotidianamente. Fotografia ed ambientazione ok, finale così così.
Scarso. Non lo definirei nemmeno un horror, ma un film drammatico ambientato in un mondo di fantasia in cui la gente si trasforma in roba tipo zombie. Mi sono annoiato tantissimo.
Uno dei migliori horror che sono usciti di recente. La trama molto interessante e originale, la regia di ottimo livello come la recitazione. Mezzo voto in piu' per il bel finale. Consigliato
Premio l'idea (una variazione sul tema zombie) ma la realizzazione non mi ha entusiasmato ma anzi non mi ha mai catturato. Ritmo lento, troppi dialoghi impegnati, recitazione con alti e bassi, budget risicato, regia che non mi ha convinto e horror poco se non per alcuni flashback. Ennesimo film che cadrà nel dimenticatoio nonostante i buoni propositi.
Non male! È una sorta di "28 giorni dopo" low-budget, anche se la produzione è comunque alta. Ha una buona credibilità e delle trovate coerenti e interessanti, cose ormai sempre più difficili da riscontrare nei z-movie.
Tra i migliori esponenti del cinema horror degli ultimi anni,il lavoro di David Freyne attinge a piene mani dal cinema di Romero per dar vita ad un film politico che che comporta alcune variazioni significative al classico zombie movie. L'elemento di novità che Freyne introduce all'interno della sua pellicola sono i "guariti" e cioè gli umani contagiati dal virus che grazie ad una cura sono tornati normali,ci sono solo due piccoli problemi,la cura non ha effetto su tutti gli zombie ed il soggetto guarito ricorda tutto ciò che ha combinato in precedenza,in parole semplici ricorda di essersi mangiato della gente. Il film di Freyne analizza bene tematiche come diversità ed emarginazione,senza tralasciare argomenti che riguardano i sentimenti come il perdono (e sopratutto in non poter perdonare). Il regista intelligentemente evita di prendere posizione lasciando che sia lo spettatore a dare il suo giudizio agli eventi che vengono raccontati nella pellicola, eventi che ovviamente non ci metteranno molto a degenerare nuovamente. Un film cupo e a tratti inquietante,un riuscito miscuglio di dramma e horror,a mio avviso una pellicola poco conosciuta purtroppo ma da recuperare assolutamente.
Sotto la patina di film di genere questo The Cured affonda le proprie radici nella storia recente dell'Irlanda del Nord. E' anche fin troppo chiara la metafora, a cominciare dal nome del virus che ha scatenato il tutto: quel Maze che evoca il nome del carcere dove erano rinchiusi i militanti dell'IRA. La storia quindi si basa molto sul contesto sociale, rappresentando quasi un monito per una nazione apparentemente pacificata, nela storia recente, ma pronta a riesplodere nel suo conflitto. Il difficile reinserimento sociale, fatto di alienazione ed isolamento, mostra ancora le difficoltà di fare passi avanti per una pace più solida e duratura. I personaggi rappresentano in qualche modo le emozioni collettive di una nazione ancora piena di contrasti. Nel complesso un film riuscito nel saper miscelare denuncia e film di genere che merita la visione.
Avendolo visto sottotitolato mi viene da pensare che ci siano stati alcuni erroti di traduzione, se così non fosse allora il film di Freyne soffre di alcune contraddizioni evidenti. A parte questo, THE CURED è un film discreto che cerca di trattare la tematica infetti (o pseudo zombie) in una maniera diversa. Non sono molte infatti le pellicole che hanno cercato di imprimere una qualche evoluzione (o variante) al tema, approcciandosi dalla parte degli infetti, una volta trovata la cura e riportati alla vita "normale". Il messaggio critico morale è molto evidente, anzi è alla base su cui poggia l'intera storia raccontata, palesando tutte le paure, i dubbi e gli egoismi del genere umano. E su questo, Il regista offre un punto di vista piuttosto spietato su quelle che sono le dinamiche sviluppate, rischiando però anche degli squilibri e quelle contraddizioni accennate prima. THE CURED rimane comunque un film ben recitato, coinvolgente quanto basta per assicurare una visione interessante e mantenere in costante attenzione chi guarda. Sicuramente si poteva fare di più, specialmente nel finale che a me è sembrato un non finale, lasciando qualche spiraglio aperto a un possibile seguito.
Drammone a sfondo horror che potrebbe essere un sequel di "28 qualcosa dopo...", di sconcertante attualità tra campi di reclusione, vaccini, sperimentazioni, emarginazioni, conflitti sociali e quant'altro....aggiungiamo pure che è un film girato in Irlanda e qui ci sarebbero tante altre considerazioni da fare...in ogni caso massimo rispetto per le tematiche più o meno esplicitamente (ed efficacemente) trattate e sufficienza piena per un film non memorabile ma valido.
Pellicola con innesti horror ma fortemente politica in cui per scelta geografica riecheggiano i problemi legati alla questione irlandesi e, per certi aspetti, si può pensare alla situazione odierna, europea e non solo, con flussi di migranti sempre più ingenti e abbassamento della soglia di sopportazione da una parte dell'opinione pubblica. È un film che parla di emarginazione, quella che si trovano a subire i curati, ovvero persone sopravvissute ad un'epidemia simile a quella vista in "28 giorni dopo", già torturati dai sensi di colpa (ricordano tutti gli atti di cui sono stati colpevoli mentre erano appestati dal virus) si trovano a doversi scontrare con una società alienante in cui i tentativi di ridar loro dignità sembrano più come atto dovuto e non sinceramente sentito. C'è poi la spinosa questione di quelli che non hanno reagito positivamente alle cure mediche, ammassati in un ospedale/lager attendono il responso di un governo che probabilmente opterà' per l' eutanasia. Implicazioni morali di gran spessore intavolate in un contesto da incubo, in cui la violenza impazza, usata come metodo repressivo da parte di esercito e quella parte di popolazione intollerante non caduta vittima dell'infezione, ma applicata pure da quelli che si sono salvati, non tanto per autodifesa ma soprattutto con distorti scopi di rivalsa sociale. Oltre al bel faccino di Ellen Page (anche produttrice) spicca il villain Tim Vaughan Lawlor, elementi validi di un film che utilizza l' orrore con ben riposta ambizione, utilizzando la metafora storica e dei tempi moderni per attuare analisi in cui la speranza sembra appesa ad un filo.