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Eccezionale come Hitchcock riesca a far diventare lo spettatore sospettoso e paranoico allo stesso modo della protagonista, spettatore che si ritrova passo dopo passo a seguire lo stesso percorso mentale della bravissima Joan Fontaine. Una delle tante dimostrazioni della mostruosa bravura registica di un Hitch che riuscirebbe a rendere ansiosa anche la visione di una mandria di mucche al pascolo.
Le premesse c'erano tutte: Alfred in regia e Grant e la Fontaine in attacco. Il risultato è meno pungente del solito, con una moglie che si beve tutte le balle che gli racconta il marito, soprattutto nel finale dove tutto sembra dimenticato e chiuso troppo in fretta.
Ancora una volta Hitchcock propone una dinamica in due atti di cui il primo, dal ritmo meno incalzante, costituisce il presupposto per ciò che verrà: l'essenziale presentazione degli attori in gioco, che permette l'identificazione dello spettatore col personaggio della Fontaine. Un film teso ed elegantissimo, che inquieta con un bicchiere di latte appoggiato su un comodino, un libro trovato all'interno di un cassetto, l'ombra di Cary Grant che risale una scalinata... e il contrasto di luci e ombre che si fa sempre più marcato fino all'epilogo finale, quando alla velocità dell'azione si contrappone la stasi di un abbraccio rassicurante... innaffiando ancora il seme del dubbio. Bellissimo.
Mi ero messo in testa di commentare in ordine cronologico tutti i film di Hitchcock (quelli che ho visto, naturalmente) ma ho sciaguratamente dimenticato "Suspicion" del '41. Ahimè. Film discreto che la maestria e l'inventiva di Hitch rendono un bel film a tutti gli effetti. Nonostante un tono complessivo abbastanza leggero, quasi da commedia, la costruzione sistematica in crescendo della tensione è semplicemente sublime. Il centro del film è il tema del dubbio ovviamente, delle verità distorte attraverso sospetto e suggestione. Il film gioca superbamente con il sospetto della protagonista, le ambiguità del marito, le menzogne sempre assolutamente evidenti allo spettatore (il cui sospetto diventa presto certezza, siamo mosche nella tela del ragno ingannatore che di nome fa Alfred) già prima che lo diventino anche per lei. Nel crescendo paranoico e sempre più teso Hitchcock si esalta con le sue dissimulazioni e i suoi inganni rivolti soprattutto allo spettatore, inventando inquadrature che sono grandissimo cinema (la celebre scena del bicchiere di latte, l'attenzione dello spettatore veicolata attraverso un semplicissimo e geniale effetto speciale). Da applausi. Come la fotografia di Stradling, naturalmente. La sceneggiatura non solo è ottima nel gestire i tempi della narrazione, delle paure crescenti della protagonista, ma fa un bel lavoro anche nella caratterizzazione dei personaggi, soprattutto i due principali ed è agile e scorrevole nei dialoghi. Il personaggio di Joan Fontaine è interessante da un punto di vista psicologico, nella sua paranoia, nei suoi forti sospetti, anche più rispetto alla controparte maschile. Un peccato che il finale non sia forse del tutto convincente (anche esteticamente, quel montaggio e quelle inquadrature rapidissime per restituire la frenesia e il terrore del momento oggi risultano poco credibili e molto artificiosi, non invecchiati bene), ottima davvero l'idea del "ribaltamento" improvviso e totale della prospettiva della protagonista e dello spettatore, ma un po' troppo improvviso e affrettato, messo in scena così non pare portare effettivi dubbi sulla versione definitiva data da Grant, eppure pensandoci un attimo il finale ha, o almeno potrebbe avere, un'ambiguità che purtroppo una resa così netta e un po' frettolosa non riescono a far intuire pienamente. Nonostante ciò il film è bello, godibilissimo e un ennesimo ottimo punto di osservazione dell'abilità registica di Mastro Alfred.
Minore di Hitchcock sì, il problema è che anche quando in un climax di tensione così mirabilmente costruito come la seconda parte (dopo una prima di presentazione francamente un po' stucchevole e prolissa) quel ciccione riesce a inserire colpi di classe degno del genio che era come
la sequenza della scalinata dove inserisce una lampadina nel bicchiere di latte per catturare l'attenzione dello spettatore e alimentare il sospetto che quello sia avvelenato
, be' che vuoi dirgli, ti senti riconciliato col cinema.
Film legato come trama e come conduzione narrativa sia al precedente "Rebecca" che al successivo "L'ombra del dubbio", "Il sospetto" piace per la continua tensione che il regista sa alimentare, per come il sospetto del titolo sia condizione sempre maggiormente centrale della storia. Bravo Grant nei panni del seduttore squattrinato, brava anche Joan Fontaine anche se io l'avevo preferita in "Rebecca"…
Film invecchiato malissimo rispetto ad altri capolavori di Hitch: la prima parte di presentazione dei pe Sondaggi è veramente troppo lunga e prova di ritmo, e la presenza rassicurante di Cary Grant (comunque bravissimo) non lo presenta mai come
Mi sarei aspettato qualcosa di molto più cinico: invece la Fontaine crede senza battere ciglio a Grant dopo aver avuto la prova della marea di balle che questi le ha raccontato per tutto il film. Certo potrebbe anche darsi che in effetti anche la spiegazione finale di Grant fosse una balla, ma la cosa non è minimamente suggerita da Hitch e dal suo happy ending.
Però vabbè, è Hitchcock ed anche se a mezzo servizio infila sempre colpi di classe come le splendide scene della seconda parte del film, bicchiere di latte in primis.
Tra le doti degli autori veri, quelli portati avanti dal proprio genio, risiede l'indole al creare e ricreare opere simili tra loro, ma diverse l'una dall'altra, dove appare strumentale il proprio stile al raggiungimento finale di nuovi traguardi, che per Alfred Hitchcock coincidono con l'avanzamento del Cinema Classico Americano. Una tematica palpabile dal pubblico, interfacciato ad una condizione umana concreta, come il matrimonio e tutte le prove di fiducia che ne conseguono, viene introdotta e proporzionata dalla cinematografica trama di SUSPICION, sedimentata sul rodato mix di romanticismo e thrilling e destinata ad ampliare ulteriormente gli orizzonti del cinema mistery, facendo di un unico grande sospetto, intermittente nel suo apparire e dissiparsi, ricomparire e di nuovo dissolversi agli occhi dello spettatore, il punto focale del film, che smuove in modo imprevedibile le probabilità del caso per via dell'immedesimazione che si ha con la protagonista e il suo tormento, la sua angoscia e il suo logoramento mentale, che prendono il posto della più classica e materica investigazione, così come il pregiudizio e il dubbio si tramutano in prove ed evidenze che, secondo una parzialità soggettiva, distorcono gli eventi e l'inconoscibile realtà di fatto. Ancora una volta sperimentazioni cinematografiche, manualità concettuale e ridondanze visive innalzano l'hitcockiana poetica dei preconcetti e dell'inganno.
Un film di Hitchcock che non mi ha sorpreso moltissimo e che pensavo avesse una dose di tensione maggiore. Si tratta di una commedia che pian piano mostra qualche elemento "giallo"concentrato principalmente sui sospetti della giovane protagonista. Anche se il rush finale degli ultimi 30 minuti giustifica l'attesa non sono mai riuscito a rimanere coinvolto più di tanto, e devo dire che mi sarei aspettato un clima più teso, anzichè brillante come si dimostra fino alla fine.... Il premio Oscar a Joan Fontaine sarà stato pure meritato, ma non ci ho visto questa interpretazione così idilliaca; almeno non in questo film. Un Hitchcock movie che si difende ancora bene; sempre ottime inquadrature e ottimo utilizzo del minutaggio; Cary Grant formidabile nella parte del Playboy....ma non tra i migliori del grande Alfred; mi aspettavo decisamente di più....
Buon thriller, anche se secondo me è un po' invecchiato male e non è uno dei migliori del regista. La prima parte è abbastanza lenta, ma poi aumenta la suspense e ci si immedesima subito nella protagonista, qui interpretata da Joan Fontaine. La sua interpretazione è molto sentita e profonda, ma secondo me avrebbe meritato l'Oscar più per Rebecca. Cary Grant, alla sua prima collaborazione con Hitchcock, è perfetto per il ruolo del marito perdigiorno e inaffidabile. Insomma, nel complesso un bel film con un finale a sorpresa.
Fortemente imparentato con l'Ombra del dubbio, il Sospetto è un delizioso viaggio dentro le debolezze umane, molto più psicologico di quanto possa sembrare, dato il tono scanzonato che il regista gli imprime. Joan Fontaine ne è la protagonista indiscussa, ed è attraverso i suoi occhi che lo spettatore s'immedesima nelle vicende della coppia. Per almeno 90 minuti è grande cinema, e si spazia dai toni leggeri della commedia rosa a quelli più foschi del thriller, senza dimenticare i colpi di coda registici tipici del regista ( la celebre scena del bicchiere di latte ). Poi arriva quel finale affrettato e deludente, che non convinse in primis lo stesso Hitchcock: chi sono io per dissentire?
Film interessantissimo soprattutto analizzando gli espedienti utilizzati per aumentare il sospetto nello spettatore; alcune chicche geniali, uno dei classici del maestro
Dopo il successo di "Rebecca", Hitch riprese la Fontaine e la mise al centro di un tipico 'giallo del dubbio' in cui l'insicurezza e la scarsa autostima portano una moglie del tutto ordinaria a sopstettare della buona fede di un marito infantile e playboy sposato su due piedi per capriccio contro i genitori. Il film ha momenti di grande suggestione (indimenticabile l'uso delle luci che creano delle ombre attorno alla protagonista nel momento in cui è portata a dubitare del consorte, leggendaria la scalinata percorsa da Grant al buio col bicchiere di latte illuminato da una lampadina all'interno per seminare sospetti nel pubblico) e riesce ad ottenere una portentosa atmosfera cospirativa tra le mura domestiche; tuttavia la prima parte è dannatamente datata, tutta sviluppata sulla storia d'amore sui generis tra i due personaggi principali e su un'ironia inglese spesso stucchevole. Nel finale, però, tutta l'ambiguità feroce di Hitchcock esplode al meglio delle sue possibilità. Oscar alla scialba Fontaine (attrice che non ha mai potuto soffrire), paradossalmente l'unica interprete femminile hitchcockiana ad aver vinto la prestigiosa statuetta (per me la Novak di "Vertigo" l'avrebbe strameritata a mani basse).
Una sorta di "Rebecca 2.0", il che non è un offesa, tuttavia per quanto squisitamente congegnato manca dell'atmosfera -da me amata- propria ai gialli. Anche qui ritroviamo Joan Fontaine, molto brava e forse troppo, dal momento che la drammaticità che apporta appesantisce un po' l'insieme. Nemmeno commentabile Cary Grant, un mito e basta.
rivisto per la seconda volta proprio ieri sera. non trovo che si possa considerare un film datato, ma che al contrario, come diverse pellicole del regista inglese, regala un'atmosfera dei tempi che furono, con un fascino proprio del tutto accattivante, proprio perchè rivisto con occhio "moderno". un grande Cary Grant, perfetto nel ruolo del gentiluomo scapestrato, bugiardo cronico, ma comunque attira simpatie. splendida anche Joan Fontaine, nel ruolo della donna che combatte fra ciò che vede nella realtà e ciò che sente nei confronti dell'uomo che ama perdutamente. il sospetto che dà titolo al film non si rivelerà mai, quel dubbio di fondo su cosa sia il vero e il presunto regge magistralmente tutto il film che vive di una suspance che esplode nel finale, pur rimanendo in un limbo di non spiegazione definita. un gradino sotto le pietre miliari di Hitchcock, ma indubbiamente di altissimo livello.
Il sospetto riprende in fondo la tematica di Rebecca: l'angoscia del dubbio. Bella la coppia di attori, interessante la trovata del bicchiere di latte, ma nulla di davvero sensazionale. Finale un po' frettoloso.
"il sospetto" è uno dei cavalli di battaglia della filmografia del grande regista Inglese ma che visto oggi,a mio parere,risulta un po' datato... Sicuramente nell'ultima parte raggiunge ottimi livelli di suspence poiche lo spettatore come la protagonista nutre dei dubbi sulla "persona" di Grant proprio fino alla scena finale! Nel film è anche presente la citatissima scena del bicchiere "luminoso" contenente...cosa?
Buon film del maestro Hichcock che gioca con ambiguità e tensione grazie ad un istrionico e affabulatore Cary Grant. Ancora una volta per metterci nei panni della vittima il regista sceglie la bravissima Fontaine,sempre innamorata e un pò sprovveduta. Ritmo un pò lento,storia a tratti anche prevedibile ma all'epoca doveva essere sicuramente una novità. Finale ambiguo rispetto al romanzo,probabilmente un vero e proprio lieto fine e in quel caso alcune cose non tornano nella trama e si rimane insoddisfatti. Comunque è bello da vedere ancora oggi,anche se non regge il paragone con atmosfere e trama di Rebecca. La più volte citata e famosissima scena del bicchiere è veramente geniale,chi diamine poteva pensare una cosa così all'epoca?
Joan Fontaine superlativa Oscar meritato in pieno.....bellissimo film mi ha colpito molto . Un attrice che ho scoperto grazie ad un ottimo film.da vedere
Forse uno dei film del Maestro che mi è piaciuto meno, pur restando un film che ancora oggi sarebbe meglio del 90 per cento delle pellicole prodotte. Il finale per assurdo delude perchè non va come vorremmo, cosa che di solito rende il film migliore. Difficile da spiegarne il motivo, ma forse conoscendo il Maestro ci si aspettava un finale più emozionante, pur riconoscendo che spiazza il pubblico. Detto questo non si possono non citare le ambientazioni che con pochi mezzi, se non una lampadina o un'ombra crea atmosfere inquietanti e che insinuano nello spettatore IL SOSPETTO. In questo riesce in pieno nel suo scopo, ma su questo penso nessuno avesse dubbi, non sarebbe IL MAESTRo. Comunque consigliato come ogi film di Hitchock.
Concordo con chi dice che il film risenta molto degli anni che ha, tuttavia la suspense è costruita in modo quasi perfetto. Il doppiaggio italiano è a tratti imbarazzante.
"Sospetto" è uno dei film di Hitchcock che più risente del peso degli anni. E' molto legato alle convenzioni e alle mode degli anni 40 per quanto riguarda l'ambiente in cui si svolge la storia e i personaggi coinvolti. Si riscatta solo grazie alla perfezione tecnica delle immagini, ai tocchi di ironia e umorismo e al particolare clima emotivo che la dinamica della storia riesce a creare. Viene ripreso un po' lo schema con cui venne concepito "Rebecca, la prima moglie": si fa svolgere in Inghilterra una storia con personaggi e ambienti superficialmente inglesi, ma che riflettono le convenzioni e gli stereotipi dell'immaginazione collettiva americana. All'epoca il cinema drammatico di Hollywood era diviso fra due poli: da una parte la società bassa, dove si svolgevano più che altro film d'azione, di fuorilegge o torbidi noir; dall'altra, l'alta società estremamente raffinata ed elegante, molto idealizzata, presa come modello sociale e valvola di sfogo per i sogni di chi non navigava nell'oro. "Sospetto", quindi, si svolge nella ricca società perbene, la cui eroina in genere spicca per bellezza, eleganza, purezza di sentimenti ma anche per un misto di ingenuità e voglie represse. Si tratta di personaggi che allora dovevano ispirare molta simpatia, voglia di identificazione, ma che oggi appaiono scialbi, falsi, quasi ridicoli. Joan Fontaine è "brava" nel rappresentare questa virtuosa affascinante mediocrità in tutti i suoi difetti. Il peggio che poteva capitare ad una persona di quest'ambiente era legarsi a uno scialacquatore, uno che non tenesse in buon conto i principi cardini dell'etica americana: lavoro, risparmio, serietà. Questo è il dubbio che attanaglia Lina, la protagonista del film, come pure l'americano medio spettatore dell'epoca. La vicenda è costruita ad arte per vivere al meglio le voglie represse e i timori della virtuosa Lina. Qui Hitchcock crea, come al solito, il meccanismo intrigante delle apparenze e delle mezze verità con la solita spiegazione finale che mette a posto tutto (lasciando sempre però un briciolo di amara inquietudine). Un grosso contributo a creare l'atmosfera lo danno le inquadrature tutte studiate ad arte. Ad esempio, nella casa della coppia si staglia continuamente un'ombra che ricorda una gigantesca ragnatela. Le paure e i dubbi di Lina vengono materializzati con ombre o luci, come quella famosa che illumina il bicchiere di latte (avvelenato?) che suo marito le porta, salendo delle scale buie. Per il resto le scenografie di cartone, il gusto estetico degli ambienti e gli altri personaggi abbassano il film alla mediocrità. C'è però l'eccezione del personaggio "very british" di Beaky, l'unica figura che porta una ventata di vivacità e ironia e che ricorda i personaggi molto più vivaci e interessanti dei film inglesi del Maestro.
Sir Alfred, talentuoso manipolatore cinematografico, conduce il gioco di equivoci e ambiguità della straordinaria coppia Grant e Fontaine , un sospetto che non ha mai fine, perlomeno fino all'epilogo dove il povero spettatore manipolato ha finalmente ciò che gli spetta.
Come già menzionata imperdibile la sequenza del bicchiere di latte, Hitch il genio della lampadina.
E' un meccanismo oliatissimo per creare suspence con una straodinaria Joan Fontaine perfetta nel rendere le proprie paranoie e Cary Grant bravissimo nel giocare l'ambiguità del proprio personaggio fino alla fine. Famosissima la scena del bicchiere di latte.
ma che è tutto sto tempo che nessuno commenta sto film... comunque capolavoro di ambiguità..un film ricco di suspance,sequenza dopo sequenza.Una bellissima Fontaine che reputo tra le 4 più belle della storia del cinema,e la solita presenza del grande Cary Grant. Però come in l'ombra del dubbio qualche scempio di doppiaggio... Non ho capito se le similitudini con il successivo film l'ombra del dubbio,come la cena con discussioni sui modi possibili di uccidere qualcuno,sia stata voluta di proposito..credo di si,non ho alcun dubbio sulla creatività ed originalità del maestro
Film che inizia come una commedia romantica e che poi si dipana con un senso d' inquietudine che lo pervade quasi tutto. Grant lascia momentaneamente la commedia e anche quì si dimostra attore bravissimo. La Fontaine si conferma un' attrice molro brava e si porta a casa l' oscar a spese tra le altre della sorella. Chissà perchè nel decennio successivo è stata poco sfruttata. Il trucco della lampadina nel latte ha fatto storia.
Lo ho visto una sola volta circa dieci anni fa, quindi non me lo ricordo perfettamente. Comunque lo reputai un Hitchcock minore: copiava troppo "Rebecca, la prima moglie" e, se escludiamo il finale, il film non presenta un ritmo degno del regista inglese. Straordinaria Joan Fontaine che vinse anche l'Oscar.
io nn so se il film mi sia o nn mi sia piaciuto.o per lo meno non so se valutarlo con un ottica diversa data la data in cui è stato realizzato. ho trovato il film un po piatto e fine a se stesso(ripeto magari per il tempo era un capolavoro assoluto),cmq sicuramente nn è brutto quindii un7 c sta tutto
Strepitoso questo film per la suspense che riesce a trasmettere. Un pilastro del cinema, imitatissimo. L'enigmatico e istrionico Cary Grant protagonista assoluto della scena. Cosa nasconde? vittima di un meccanismo geniale e quasi sadico, lo spettatore giunge a saperlo solo all'ultimo. E poi la scena del bicchiere di latte è unica, leggendaria.
uno dei grandissimi film di Hitch e stranamente non troppo conosciuto... una trama davvero ridotta all'osso che riesce a regalare ben più brividi che non storie ricche di colpi di scena. Hitchcock non calca la mano, non eccede mai, ma ci conduce passo dopo passo nei timori della giovane donna, ci fa sentire tutta la sua insicurezza, la sua angoscia.
Bellissima la scena già citata nei commenti precedenti... l'altrio scuro solcato dalle ombre del lucernario che disegnano una ragnatela e Cary Grant che sale le scale come un grande predatore.
Sir Alfred dirige un grande film con una fotografia perfetta e un Cary Grant in forma strepitosa,riuscendo a ricreare,soprattutto nella secondas parte,un forte clima di tensione.Indimenticabile e geniale la scene del bicchiere illuminato dall'interno con una lampadina.Grande Hitch!
Grande film di hitchcock, suspence continua e crescente, sceneggiatura essenziale e i soliti colpi di genio tipici del maestro. Lei sospetta che lui la voglia uccidere e voi dovete sospettarlo con lei. Scena: lui sale lentamente la scala per portarle un bicchiere di latte prima di andare a dormire, cosa fa hitch per portarci a sospettare di quel bicchiere? Grandi effetti speciali? Semplice zoomata? No, sarebbe come suggerire! Semplicemente una piccola lampadina immersa nel bicchiere gli dona una lucentezza particolare, non è evidente ma l'occhio dello spettatore lo coglie e non può che essere colto dal sospetto. Anche questo è genio...