Sei un blogger e vuoi inserire un riferimento a questo film nel tuo blog? Ti basta fare un copia/incolla del codice che trovi nel campo Codice per inserire il box che vedi qui sotto ;-)
"The company" è l'omaggio di Altman al balletto, è un film fin troppo convenzionale considerata la filmografia del regista in cui applica il suo classico e rodato stile corale su questo mondo, senza prendersi particolari rischi, introducendo una buona mole di personaggi - ma neanche troppi considerati i suoi standard - e una linea narrativa che alterna costantemente i momenti di esibizione, a mio modesto parere i più belli, e di belle coreografie ce ne sono parecchie, per quanto io non ci capisca niente di balletto eh, ad altri momenti tra il dietro le quinte, l'organizzazione degli eventi - gli svariati momenti con Malcolm McDowell, qui direttore della compagnia e le numerose prove e problematiche legate agli spettacoli - e avvenimenti privati dei personaggi, con i classici intrecci amorosi che si vengono a creare - i momenti dei rapporti tra il personaggio di Neve Campbell e un giovane James Franco, tra l'altro con una buona costruzione dell'atmosfera soft erotica e una bella colonna sonora jazzata - ma alla fine sembra che l'autore non voglia tanto concentrarsi su una dimensione narrativa quanto sulla spettacolarizzazione in sé dei balletti, tra giochi di luce e sfarzose scenografie.
Altman impone la sua solita regia immersiva, con la camera che vaga tra camerini, sale prove, uffici e appartamenti dei personaggi, il montaggio alternato risulta meno dinamico delle altre sue prove corali, ma tutto sommato tecnicamente l'ho trovato adatto al tipo di storia narrata, sicuramente non tra i migliori del regista, ma non è neanche malaccio.
The Company non mi ha convinto per niente, tolte le coreografie dei balletti s'intende. E' ciò che ci dovrebbe essere tra uno spettacolo e l'altro che non prende assolutamente quota. Quasi un Atman svogliato, che non imprime brillantezza ad un soggetto piuttosto canonico al quale tuttavia è privato dell'anima. Emblematica è una frase del Direttore della compagnia, interpretato da McDowell. Non vuole prestazioni belline, ci vuole più vigore ed anima. Ed è applicabile pienamente a questo film: manca una vera anima che i personaggi non riescono a dare ed un contesto tutto sommato anonimo e privo del necessario spessore.
L'omaggio di Altman al balletto classico ed alle dinamiche da dietro le quinte teatrali - fatte di speranze e delusioni di ballerine ed addetti ai lavori - non riesce mai ad andare oltre al bozzetto ed all'esercizio di stile un po' fine a se stesso, naufragando in un mare di piroette e luoghi comuni sulla rigidità della disciplina e le difficoltà di far quadrare i bilanci della compagnia di ballo. Se dal punto di vista "spettacolare" la pellicola riesce a tenere botta anche con uno spettatore non appassionato come il sottoscritto, la noia si impone prepotente quando ci vengono presentate le vite private dei protagonisti, assolutamente prive di interesse in ogni loro frangente. Ed il risultato d'insieme non può che risultare negativo.
Sottovalutatissimo; il film è un vero atto di amore da cast e crew nei confronti della danza fatto in totale disinteresse riguardo al botteghino (ed infatti credo che il film sia stato un flop).
Ben fatto ed interpretato (la Campbell lo produsse pure e McDowell fece già un cameo ne I protagonisti) devia, come già detto, da qualsiasi logica mainstream finendo per filmare, semplicemente, danza e companatico con, sottointesa, un filo di trama.
Non per tutti, ma è un cinema altro, e per me basta per vederlo ed apprezzarlo.
La volontà di sperimentare nuove narrazioni cinematografiche, sempre appartenuta a Robert Altman, coincide con una dimostrazione delle sue stesse esperienze rappresentate dalla vicinanza all'ambiente teatrale, espressa in THE COMPANY con una descrizione sintetica di scenografie di danza moderna e una visione piatta del contesto esistente dietro le quinte, intermezzi che costruiscono una storia simile ad una fiction scadente e sconclusionata condita da balli molto belli diretti in modo molto povero.
Chiunque suoni uno strumento elettronico ha familiarità con un aggeggio chiamato compressore, un dispositivo che agisce sul suono emesso smussando tutti i picchi di volume: alza il segnale dove è troppo basso, lo abbassa dove è troppo alto, sostanzialmente lo comprime e lo limita in un range prestabilito dall'utente. Questo noioso pippone iniziale per dire che questo film sembra girato con una sorta di "compressore narrativo", un film piatto che più piatto non si può. Ogni elemento, ogni spunto narrativo sembra piallato, levigato, con l'unico scopo di rendere tutto irrimediabilmente noioso, totalmente privo di ritmo, di tensione drammatica, come qualcuno ha già osservato è un documentario privo del ruolo-guida della voce fuori campo. Tutto è appena accennato, superficiale, trattato quasi con disinteresse, la rappresentazione dell'ambiente che gravita intorno alle compagnie di ballo, i rapporti interpersonali, la descrizione tecnica e organizzativa degli spettacoli, il risultato finale è un susseguirsi di prove e balletti senza un filo narrativo e questo è l'aspetto più disarmante del film: si potrebbe prendere una qualunque scena centrale, una all'inizio, una alla fine, scambiarle reciprocamente di posizione e nulla cambierebbe nell'economia del film perchè di fatto...la storia non c'è! C'è una scena assolutamente emblematica di tutto il film: durante le prove una ballerina improvvisamente si accascia a terra e con un'espressione assolutamente rilassata, quasi assente, dice di essersi rotta il tendine di Achille...niente urla di dolore, nessuna reazione emotiva da parte sua o dei colleghi vicini, viene portata fuori si riprendono le prove e di lei non sapremo più nulla. Una scena il cui potenziale drammatico viene incomprensibilmente sacrificato ed inserita a caso nel flusso della non-narrazione. Brutto passo falso per Altman che si salva appena per la realizzazione tecnica, ma non basta, si finisce col rivalutare pret-a-porter.
Personalmente non ho nulla contro il balletto ma il problema è che non ho nemmeno niente a favore. E se con questa premessa sottolineo che i soli momenti che mi hanno coinvolto sono proprio quelli in cui si rappresentavano scene danzanti, allora non è difficile capire che il resto del film è totalmente insoddisfacente, soporifero e mortalmente noioso.
Mi piange il cuore nell'assegnare un voto tanto insulso ad un film di un grande maestro del cinema. Ma francamente "The company" è proprio bruttino, un film ansiogeno e lamentoso, obbiettivamente insostenibile per i non avvezzi al verbo della danza nella sua forma più rigorosa. Restano alcune splendide pagine di cinema 'tra palco e realtà' in cui si avverte la presenza dell'occhio critico di Altman (bellissima la sequenza di una minaccia atmosferica che disturba un esecuzione e getta nel panico il pubblico) e il talento della Campbell, ex ballerina e mente dell'intero progetto. Per il resto, calma piattissima.
Lo vidi a Roma quando uscì. Ricordo di avere sofferto non poco. Una noia mortale. E una storia/non storia. Mi riservo il beneficio del dubbio: che sia il tema della danza in sè?? Che chi ami la danza lo possa giudicare con altri occhi??
Consiglio la visione di questo film solo a chi è ben disposto verso l’arte della danza o verso l’arte in generale. Lo scopo del film è proprio quello di fornire una dimostrazione visiva di cosa sia la danza e come sia fatto esteriormente l’ambiente e le persone che la praticano. C’è da dire che il film non va più di questo e dà del mondo della danza tutto sommato una visione forse superficiale o almeno meramente spettacolare ed esteriore. Manca lo sguardo approfondito nel dietro le quinte o il rapporto con il mondo esterno. Non viene secondo me espresso a dovere e a fondo l’enorme mole di lavoro e sacrificio che comporta dedicarsi alla danza. A questo proposito l’extra del dvd è molto più chiaro. La testimonianza di chi ha vissuto a stretto contatto con i veri ballerini, per una volta attori di un film, è uguale per tutti: grande ammirazione per il sacrificio, il lavoro, la passione. Nel film questo aspetto forse sfugge un po’. In compenso la bellezza e la suggestione delle immagini ripaga ampiamente lo spettatore sensibile all’arte. La struttura del film ricalca lo schema tipico di Altman: assenza di trama vera e propria, mancanza di un vero protagonista, susseguirsi di sketches di vita normale. La novità stilistica di questo film è il fatto che si riprendono ampi pezzi degli spettacoli, trasformando il cinema in una specie di televisione (sarà così anche in Radio America). Manca poi il contrasto, l’interazione etica fra i vari spezzoni. Il tutto diventa un flusso univoco, con lo stesso tono e lo stesso sentimento un po’ neutro da spettatori benevolenti. Non ci sono grosse emozioni. Prevale la contemplazione. Il rischio della noia e della distrazione è purtroppo dietro l’angolo. Qualcosa un po’ filtra delle tensioni, degli sforzi, dei rischi, dei fallimenti, del frenetico vivere, ma tutto è immerso nella fiducia e nell’amore che tutti provano per l’arte, la grande consolatrice dell’umanità secondo l’ultimo Altman. E’ chiaro l’intento consolatorio e di rifugio (la danza è come un mondo a sé, il resto è quasi inesistente) che caratterizzerà anche Radio America. Insomma, si tratta di un film appassionante per un addetto ai lavori, bello da vedere per chi ama l’estetica dell’immagine, soporifero per gli altri. Scegliete voi. A me non è poi dispiaciuto. Come sono bravi i ballerini, mamma mia.
questo è un film?boh se la danza non è la vostra passione vi consiglio di evitarlo,due ore di balletti,dialoghi zero o quasi,un film senza senso, 6 euro buttati
È un piccolo omaggio alla danza classica che non ha pretese alcune, non capisco la media così bassa Non è neppure un brutto film. Gli interpreti ci sanno fare, soprattutto la splendida Neve Campbell, io sono un profano di quest’arte, non toglie però che non mi dispiaccia stare a guardare.
ma come si fa a dare voti così bassi ad un capolavoro così bello?!è stato uno dei film più belli che io abbia mai visto!mi ha lasciato senza fiato...forse chi ha fatto commenti negativi è un ignorante del genere danza
Mi è piaciuto. E' freddo nel descrivere questa compagnia di ballo dove coesistono gioie, drammi e immancabilmente amori. Certo la trama non coinvolge pienamente e la storia è un po' soffocata dalle stupende atmosfere dei balletti. Non sarà il miglior Altman sicuramente, ma lo salvo e regalo mezzo punto per l'interpretazione di McDowell, perfetto nella parte.
Che cattiveria, capisco che il film non c'abbia un filo di trama, ma i balletti sono davvero bellissimi e sono piaciuti a me che non me ne intendo di danza, figuriamoci ai ballerini. Certo non è un capolavoro ma non è da disprezzare del tutto
Che palla di film....Quasi non esiste la trama.... Mi sembrava di vedere il dvd del saggio di danza della mia ragazza, niente di più e niente di meno. Capisco che Magari a chi piace la danza può piacere questo "saggio-film" (nuovo genere inventato da me in questo momento)..... Ma non posso concepire discorsi tipo: "comunque (in generale) un bel film: voto 8!". Se il regista invece di Altman fosse stato un giovane esordiente di nome Tobbey (nome inventato) questo film non avrebbe neanche visto la luce, anzi, il buio di una sala cinematografica.... e comunque Se per qualche oscuro motivo il film fosse comunque riuscito ad arrivare al cinema adesso su questo sito la media dei voti sarebbe stata più bessa.
Da ammiratore incondizionato di Altman, ho cercato spesso di comprendere anche i suoi passi falsi, equilibrati da una certa vena ehm analitica sociale - tipo "terapia di gruppo", "pret-a-porter" o "dottor T e le donne". Con "the company" ci riesco solo in parte. Che A. sia ancora capace di guizzi di genio è fuori discussione (v. Short cuts o il sarcastico Gosford Park, ingiustamente bistrattato su questo sito), ma è anche inaccettabile che possa realizzare opere su commissione. The Company ovvero la forza dellì'affiliazione artistica: a tutti gli effetti un'opera di propaganda per divulgare il talento creativo della Joffrey Ballet di Chicago. Lo stile di Altman c'è sempre: un po' accademico, se vogliamo, ma capace anche di farmi vincere la mia reticenza e il generale disprezzo per la danza con coreografie di indiscusso valore Mi sorprendo comunque che a nessuno la prima di Ry sulle note del Lago dei cigni, in un'atmosfera surreale di un'imminente temporale abbia suscitato alcunchè. Il resto è il trionfo del "below the stage", attraverso i clichè e i canoni estetici del sacrificio che da Billy Elliott all'ultimo insopportabile Kaige passano dritti nei salotti dei reality di Maria de Filippi. Poca cosa, in fondo, se messo in relazione con un romanzo di Sinclair Lewis, "bethel arriva a Sladesbury" e ai sogni teatrali della sua protagonista. Il guaio è che in questo schema (ancora una volta) corale e piuttosto ecumenico Altman ci convive almeno come metafora (vaga) del potere aggregativo di un sistema. Ma non è Micheal Powell e si vede: a tratti ci si annoia, nello spiccato snobismo della Nobile Arte e di un fin troppo conciliante ambiente. La danza come teatro di vita... dove ho già sentito questa storia? Con le parole di McDowell "l'unica luce di sè che un uomo puo' lasciare su questa terra è la sua luce". Abbagliato dai riflettori o dalle coreografie (un trionfo del kitsch la rappresentazione finale neanche Stayin' alive era arrivato a tanto) lascio l'indubbia classe alla sua integrità artistica con i dubbi che già operazioni à la Moulin Rouge o Chicago (meglio il secondo) non sono mai riuscite a entusiasmarmi questione di effetto etico, e di una troppo larvata supremazia estetica
mio dio che orrore!! praticamente è un documentario sulla danza classica. c sn andato spinto dalla mia ragazza (che balla) e penso che in sala sia piaciuto solo a lei.
BELLE COREOGRAFIE,BRAVI BALLERINI,XRO 1 KOPIONE BREVE,1 PO STUPIDO E KE LASCIA A DESIDERARE,NEL FILM NN CE 1 VERA TRAMA,MA SOLO BALLETTO,ANKE 1 PO SURREALE,XRO NELL INSIEME 1 BUON FILM
Film delicato dalla maestria di Altman. Monotematico, non si distacca mai un momento dal contesto della danza, ma per fortuna ci risparmia la sindrome da Saranno famosi.
piuttosto noioso.....rapprresentato anche abbastanza male! brutto il tentativo di inserire una storia che alla fine si rivela piuttosto inutile e inesistente!
La storia non c'è, si respira solo l'aria e l'atmosfera, si coglie il senso della magia della danza grazie alle scene dei balletti, meravigliose com el acolonna sonora.
Altman si conferma un maestro anche se la sceneggiatura è troppo scarna. Bella e sorprendente Neve Campbell.
Veramente stupendi i balletti ma il tentativo di inserirvi una storia è veramente pessimo perchè va toccando un po tanti argomenti senza concluderne nemmeno uno e lasciando lo spettatore insoddifatto e incredulo se la storia è così poteva evitarla del tutto il film avrebbe reso di più soltanto con i balletti....
film STUPENDO! CAPOLAVORO! cavolo ragazzi qui parlate senza cognizione di causa! sappiate cosa è la danza prima, sudate in una sala prove per 18 ore al giorne e poi capirete la storia del film: a questo punto mi ritengo fortunato, io ho capito la trama e apprezzato tanti particolare che forse sfuggono a chi si aspetta un filmetto con i bacetti, la storia d'amore e il lieto fine. ragazzi fatevi una cultura prima di parlare! Fabbio
Mi sento davvero in obbligo di sconsigliare assolutamente la visione di questo film che poi tanto "film" non è quanto più che altro un documentario di danza contemporanea e classica! E' privo di trama e i personaggi non hanno ruoli ben definiti all'interno della storia già di per sè inesistente.Tensse almeno una super colonna sonora...invece no! Non buttate i soldi!
Probabilmente, è uno di quei film, che il pubblico distruggerà e la critica innalzerà, il mio giudizio sta nel mezzo, il mio animo "popolare" mi dice che questo film è una promessa non mantenuta, i trailer, la pubblicità, e anche l'attrice protagonista, creano delle false aspettative, in un film che non è convenzionale, e questo volenti o nolente pesa sul mio giudizio, dall'altra parte, il mio giudizio "critico" , premia il coraggio del film, un "finto" documentario, una narrazione frammentaria ma una sequenza di immagini che creano un contesto chiaro e ben delineato, la scelta di far ascoltare il rumore dei passi dei ballerini sul palco, è un sottile messaggio che il regista vuole dare allo spettatore, che come un voyeur spia la vita di questi ballerini da dietro le quinte, purtroppo molti di questi espedienti non hanno raggiunto il loro obiettivo, ad esempio il sacrificio del ballerino che dorme dove può, o del ragazzo sballottato dal padre, sono cenni di vita reale non propriamente trattati, tuttavia non mi sento di crocifiggere il regista , il giudizio complessivo è la sufficienza, avrebbe potuto essere migliore, se il mercato della promozione non avesse creato false aspettative nel pubblico pagante.
Appena sufficiente solo per la fantasia e i colori dei balletti...per il resto il film,anzi, il documentario è tutta una serie di scene senza una consequenzialità logica! L'intento del regista era forse quello di cogliere sentimenti ed emozioni di un altolocato mondo della danza ma in realtà non traspare dalla pellicola un sentimento a pagarlo oro! Ci si aspetterebbe una storia d'amore sentita, invidie, gelosie, competizioni che in quell'ambito sono presenti più che mai...e invece niente!
Mi ha accompagnato dolcemente dentro l'ambiente della danza. Ottima fotografia bellissimi i balletti. Bravo Alt. I tuoi films non hanno lo scopo di stupire, ma di far conoscere. Non tutti lo sanno....