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Il fuoco primigenio della civiltà raccontato da Jean-Jacques Annaud. Dalle premesse non era un'operazione facile sulla certa, raccontare una storia avvincente ambientata nella preistoria umana solo tramite le proprie capacità intuitive cinematografiche, Gérard Brach adatta il romanzo di J. H. Rosny aîné per il regista è gli fornisce un'altra chiave temporale nel suo viaggio con il cinema attraverso un altro periodo dell'umanità. Il fatto che sia ambientato circa 80000 anni fa della storia umana risulta una sfida vinta su ogni dinamica dalla quale si possa analizzare il film: il trucco diversificato in base alle tribù, animali vari tra i quali si ritrovano (ricreati) mammut ma anche tigri dai denti a sciabola, i vari utensili comuni o da guerra e infine un linguaggio gutturale/gestuale elaborato da Anthony Burgess e Desmond Morris. In questo spaccato storico si trova ogni segno del cinema: avventura, amore, dramma, comicità ed è tutto elaborato in modo credibile in base al periodo in cui i fatti vengono narrati. Ottime le prove di Everett McGill, Rae Dawn Chong, Ron Perlman e Nameer El-Kadi che regalano il meglio possibile con le loro provò attoriali primordiali.
Film sulla preistoria, soprattutto per una questione di intrattenimento, ne esistono pochi, e da questo punto di vista vanno riconosciute ad Annaud una certa intraprendenza e originalità. Non essendoci dialoghi, ma solo espressioni gutturali e gesti (consulenza linguistica da parte di Anthony Burgess, l'autore di "Arancia meccanica"), è facile dopo non molto sentire un po' di pesantezza e noia, soprattutto per chi come me nei film guarda più ai dialoghi che non all'aspetto tecnico visivo.
Buone regia, paesaggi, fotografia, interpretazioni, musiche, ma perché un film di questo tipo renda al massimo devono essere eccellenti, non soltanto buone.
E' la prima volta che vedo un film sulla preistoria, praticamente privo di dialoghi. Buonissime interpretazioni e ottimo trucco, per una trama semplice ma ben strutturata.
Ottimo lavoro di Annaud… non so quanti film ambientati nel paleolitico esistano, ma penso che “La guerra del fuoco” non abbia molta concorrenza. In ogni caso è doveroso dire che sul piano tecnico è ottimo, dai trucchi (oscar), alla regia, alla fotografia, all’ambientazione, ecc… tutto è molto curato. Pure sul piano artistico è notevole, a cominciare da Annaud che è un bravo regista e continuando con gli attori che hanno sfornato una grande prova, facendo la copia perfetta degli uomini primitivi, utilizzando gestualità stupefacenti (tra l’altro è una recitazione insolita in un film sonoro). La storia invece è carina, forse annoia un po’ ma niente di grave, si lascia seguire.
Ambientaszione suggestiva e allo stesso tempo plausibile nella sua ricerca del maggior realismo possibile. Storia semplice e lineare per un film privo della parola. Ottimo il trucco degli attori e l'immedesimazione nella parte di uomini primitivi.