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Tante idee ma confuse. Potrebbe chiudersi con questo lapidario commento il giudizio su "Deep Dark", film interessante nelle premesse purtroppo fiaccato da uno svolgimento eccessivamente enigmatico e quindi poco soddisfacente. Lo spunto di partenza non è malvagio, se da una parte abbiamo il solito patto dell'artista male in arnese con un'entità inquietante che gli permette di raggiungere il successo -ovviamente chiedendo qualcosa in cambio- dall'altra troviamo buoni dosi di humor nero, una certa freschezza nei dialoghi, e soprattutto un glory hole (e la scena di sesso non poteva mancare) a fungere da musa ispiratrice. Al centro di tutto c'è Herman, losers con aspirazioni artistoidi totalmente impacciato ed incapace, che alla ricerca dell'ispirazione, si trova a parlare con una seducente voce proveniente da un buco nel muro. Dapprima questa gli offre consigli impressi su bigliettini di carta, poi oggetti di probabile origine organica che non dispiacerebbero a Cronenberg, inaspettati fautori del clamoroso successo una volta inseriti nella scombinate "opere". Michael Medaglia offre una storia d'amore e morte molto sui generis con annessa gelosia incontenibile. Le scene sanguinose sono pochine, la tensione latita, si resta attratti dall'idea di partenza ma l'irrisolto è davvero troppo. Inoltre peccato per un paio di buchi di sceneggiatura e per un finale eccessivamente affrettato.
Grottesco e delirante B-movie dagli echi cronenbergheriani forse più adatto a un film a episodi che a una monografia, un minimo di interesse però lo suscita e si lascia seguire con curiosità, tutto sommato un suo "perchè" ce l'ha.