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Thelma mi è piaciuto non tanto per ciò che racconta ma per come lo racconta. Sia pure menso estremo di Lasciami entrare di Alfredson, il film di Trier proprone un approccio abbastanza inusuale verso il soprannaturale come lo è stato il vampirismo per il lavoro del collega svedese. Sicuramente in questo racconto di formazione di questa giovane studentessa universitaria non può non venire in mente il Carrie di De Palma. Hanno molti elementi in comune, innanzitutto un backround familiare comune nella volontà di reprimere ciò che in Thelma sta esplodendo. La repressione familiare vista come un codice comportamentale di disciplina può poco o nulla quando il potere comincia a rimanifestarsi con frequenza. La ragazza messa in un contesto diverso da quello familiare, sia pure con un costante controllo a distanza dei genitori, sviluppa le proprie esperienze con nuovi ambienti e nuove conoscenze. Una volta innescata soprattutto la sfera sessuale, fatta di attrazione e desiderio verso una sua compagna di studi e scoperchiato gli aspetti nascosti della propria famiglia, si creano le condizioni per recidere un cordone ombelicale fatto di repressione e senso di colpa. Non è un film dai ritmi e dalle sequenze pirotecniche, ma ha un ritmo molto posato ed una tensione costante, oltre ad una discreta carica erotica. Affascinante dal punto di vista visivo con una Harboe bravissima nel ruolo. Da sconsigliare ai bimbominkia.