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Prima di ‘Metropolis’, sostituito il tema sociale con quello mitico, è un’opera monumentale, viva ancora della sua pulsione inventrice, solenne e a tratti folgorante.
Le immagini in Lang conservano sempre una grande concretezza plastica, ma la loro organizzazione negli spazi è innanzitutto musicale: qui il ritmo si fa ora statuario e ora impetuoso, segue l’impulso passionale, l’illuminazione improvvisa, è travolto dall’idea sinfonica e in potenza la materializza. Del resto l’ambiente primitivo si adatta molto bene al cinema langhiano, interessato più che altro agli istinti; mentre l’impianto eroico favorisce l’individuazione di quei sentimenti netti, di quelle situazioni allegoriche che, sacrificando l’indagine psicologica e individuale, ne ‘I nibelunghi’ fanno figurare i corpi umani e le masse spesso come elementi architettonici e scenografici.
Ma bisogna disporsi alla lentezza scultorea, sapere ascoltare i rilievi di queste composizioni - oggi forse troppo - mastodontiche.