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Nato il 15 agosto 1945, giorno della resa del Giappone. Già la nascita imprimen nel protagonista il marchio del perdente. Un piccolo criminale da strada che imperversa nel territorio dedito alla violenza e contrapposto alla criminalità organizzata della Yakuza, anch'essa violenta ma caratterizzata da una patina di legalità. Un cane sciolto che scalerà le gerachie del crimine, ma ancora un reietto legato al codice della strada al quale rimarrà fedele fino alla fine, nel bene e nel male. Una coerenza, se si può passare il termine, inadeguata ai doppiogiochismi dei vertici dove la lealtà è un valore alquanto volatile e passeggero. Se la regia di Fukasau è formale quando ci si trova all'interno delle organizzazioni yakuza, la camera a spalla caratterizza il mondo di Okita è frenetico e caotico che riflette il carattero anarchico di questo piccolo criminale. Nichilista nel taglio perchè un perdente rimarra sempre un perdente se si adatta ai cambiamenti (Il boss Yato per esempio). Straordinario questo film di un regista di cui conoscevo poco e nulla.